Barbìs - All'ombra dell'Uja
di Rossana Dassetto Daidone
Ben ritrovati.
Lo so, è parecchio che non scrivo, ma se mi seguite su FB sapete il perché.
Sono giorni, anzi anni – dal momento che è vero che scrivo e pubblico da poco, ma è altrettanto vero che tutta la mia vita lavorativa è stata un continuo sforzo per propagare cultura e libri – che ascolto le disamine sul fatto che gli italiani non leggono (parzialmente vero se lo si rapporta con le medie di altri paesi) e che l’editoria è in crisi ma resiste ecc. ecc. Sull’argomento e su cosa penso di aver compreso, scriverò un’altra volta. Per farvi un’idea, mi permetto di consigliarvi di leggere le pagine fb di Loredana Lipperini e Giulio Mozzi.
Oggi voglio scrivere di libri, anzi di un libro, quello dell’autrice Rossana Dassetto Daidone, Barbìs, pubblicato da Nerosubianco.
Barbìs è un cane, il magnifico Border Collie che vedete sulla copertina. Mentre l’Uja del sottotitolo – per chi non frequentasse le Valli di Lanzo – è una montagna: l’Uja di Mondrone.
Barbìs è un romanzo che NON parla di cani, bensì di molto altro: di montagna, di rapporti tra uomini e donne, di amicizia, di natura e di libertà.
Il cane – che pure esiste ed è un quadrupede che vaga tra Ala di Stura e il Pian della Mussa, nutrito e coccolato dagli abitanti – è il tramite , il legame tra le tante vicende umane narrate e tra l’uomo e la Natura.
Sì, proprio quella di leopardiana memoria, del Dialogo della Natura e di un Islandese.
Nel romanzo di Rossana tuttavia la Natura non è ostile e non è indifferente.
Essa per la scrittrice è l’emblema stesso della libertà, non perché non sia fonte di pericoli ma perché è il contenitore che tutti ci racchiude e ci contiene, è qualcosa dentro e al tempo stesso fuori da noi che dobbiamo sforzarci di proteggere, oggi più che mai.
Tranquilli, non è un romanzo ambientalista in termini ideologici: leggendo si sente che la scrittrice con l’ambiente ha un rapporto non concettuale ma istintivo, quasi sentimentale.
Barbìs è il romanzo di un’esordiente che dimostra di saper gestire con maestria l’arte del dialogo.
Chi teme lunghe descrizioni si rassereni: la montagna, gli animali del bosco, il bosco stesso sono raccontati attraverso continui dialoghi serrati tra le persone.
La narrazione – la ricerca di un cane che scompare – si snoda presentandoci una serie di personaggi, positivi e non, che ci prendono per mano e che, senza accorgercene, ci portano verso la risoluzione, suscitando nel lettore anche una certa ansia, non solo per il ‘salvataggio’ del nostro amico baffuto (barbìs, in piemontese, significa ‘baffi’) ma soprattutto per gli accadimenti che coinvolgono i personaggi che impariamo a conoscere e ad amare.
Questo romanzo è anche un bel ritratto di amicizia femminile, alla faccia del luogo comune – che ancora persiste, ancora! Quando mai finiranno i luoghi comuni su di noi? – che descrive le donne incapaci di aiutarsi a vicenda.
Spero anche che la lettura di questo bel romanzo vi spinga a visitare queste montagne, se ancora non le conoscete.
Il libro lo potete trovare in tutte le librerie e cartolerie di zona, in particolare a Germagnano da Tra natura e Cultura, a Pessinetto e a Ceres. Poi in qualsiasi altra libreria italiana su ordinazione e naturalmente online.
Fatevi un regalo, visto che è il momento dei doni: una boccata d’aria cristallina e una bella storia.