Le nostre vite
Una specie di autobiografia
Una piccola recensione, un regalo per l’anno nuovo.
Perché questo libro è un dono per chi ama leggere e per chi scrive.
L’autobiografia inizia con il racconto della gioventù dei genitori di Margaret Atwood e solo dopo ci racconterà della sua infanzia.
Ma prima di questo, la scrittrice ci regala un breve testo letterario, un prologo quasi magico: un dono nel dono.
Margaret è una fata Morgana.
Prima di giungere agli inizi della sua carriera letteraria, dovrete leggere parecchie pagine che, volendo, potreste anche saltare o leggere in parte o addirittura dopo aver concluso il resto del libro.
A me sono piaciute, intanto perché amo la sua scrittura e poi … sono curiosa delle “vite che non sono la mia” per citare un altro autore – e la sua vita in famiglia, in un Canada che va dalla fine dell’Ottocento sino alla fine degli anni sessanta, sempre che amiate i racconti di avventura, vi inchioderà.
La piccola Margaret trascorre e cresce nei boschi del Quebec perché il padre é un biologo e un entomologo: lei e suo fratello cresceranno quindi a contatto con la natura, con insetti e serpenti.
Margaret incomincia a scrivere molto presto, sin da bambina. Certo, la dodici/quindicenne non compone romanzi come Il racconto dell’ancella o L’altra Grace o Assassino cieco: inizia come poetessa e poetessa, oltre che romanziera, resterà per tutta la vita.
Una particolarità che non solo non conoscevo ma neppure immaginavo – credevo si trattasse di un vezzo letterario – e invece no: la nostra scrittrice adolescente, oltre a leggere, a studiare, a cimentarsi con la poesia, si appassiona all’astrologia: afferma più volte di non crederci, ma intanto la studia e la pratica.
Arrivati agli anni Sessanta/Settanta, conosciamo Margaret al College e all’università e via via insieme a lei conosciamo i suoi amici.
E qui la faccenda, per chi a qualsiasi titolo ha fatto della letteratura e della scrittura il suo modus vivendi, la faccenda si fa davvero interessante. La scrittrice ci prende per mano e ci conduce a scoprire come sono nati i suoi principali romanzi, introducendoci in un mondo ricco di bellezza e di miserie umane.
La sua prosa arguta e il suo umorismo – spesso macabro – fanno da sottofondo a questo viaggio che ci porterà sino ai giorni nostri, toccando anche vicende politiche che ci riguardano da vicino, dal momento che la Atwood sin da giovane è stata, oltreché ambientalista convinta, molto attiva anche nelle lotte per i diritti civili – delle donne, ça va sans dire, ma più in generale di tutti.
Insomma, in questa autobiografia troverete la sua magnifica scrittura e “una narrazione avvincente che appaga ogni curiosità del lettore, dandogli accesso alla mente estrosa e insieme scientifica di una scrittrice che non ha mai smesso di appassionarsi a tutte le sfaccettature, luminose e oscure, dell’animo umano”, come recita la seconda di copertina.
Margaret Atwood, da scrittrice esperta, nella sua “specie di autobiografia” ha saputo costruire diversi piani di lettura. Ci si può divertire con gli aneddoti e i mondi che ci racconta, compresi quelli che sono nati dalla sua mente – più volte nel libro ritroviamo la parola “mente”: non è un caso! – oppure, come è capitato a me, in certi passaggi ci si sofferma, si rilegge e si medita.
Chiudo con le sue parole, anziché con le entusiastiche brevi recensioni riportate:
“Noi scribi e scribacchini siamo viaggiatori nel tempo: attraverso la pagina magica portiamo la nostra voce non solo da qui ad altrove, ma anche da oggi a un futuro possibile. Ci vediamo lì”.
Si poteva dirlo meglio?
Al prossimo suggerimento di Gennaio. Buon Nuovo Anno a chi passerà di qua.