Paola Grandis

Salone Internazionale del Libro di Torino

di Paola Grandis

Un’ultima considerazione sul Salone Internazionale del Libro di Torino.
Sì, i bagni erano pochi e raggiungerli un’impresa da forche caudine.
Sì, il biglietto è caro, caro il posteggio, carissimo il cibo.
Sì, nei giorni e nelle ore di punta, la folla era troppa e soffocante.
Fatte queste premesse, per me è stata la solita bellissima festa.

Si può migliorare, migliorare si può sempre.
Direte: grazie, tu sei parte in causa.


No.


Sono solo due anni che lo visito da autrice di Crime, presso lo stand della Pathos Edizioni.
Per tutti i restanti anni, sin dall’esordio, vi sono andata da visitatrice, da lettrice, da mamma che si portava i bimbi sulle spalle, da insegnante che partecipava alle iniziative con i suoi allievi.


Questi sono stati, sempre, i problemi.

Sono decisamente migliorati anche se, essendo aumentato l’afflusso, non a sufficienza.

Forse si potrebbe accogliere almeno in parte il suggerimento lasciato sulla sua pagina FB da una lettrice appassionata ed esperta che come me ama il Salone: Mary Hanne Porcu.

Non so se il prolungamento a sette giorni da lei immaginato sia possibile, ma di certo – dal momento che non si possono programmare gli afflussi delle persone – si possono diluire gli interventi e gli eventi legati a personaggi noti.

Non occorreva una sfera di cristallo per immaginare che Romance Pop sarebbe stato uno degli eventi clou della manifestazione.

Certo, forse, il Romance non è alta letteratura e molti storceranno il naso.

Ho scritto “forse” per il solo motivo che credo di non aver mai letto un romance e non per spocchia.

Scrivo gialli e il romance, almeno quello puro, non è esattamente il mio genere. Ma non dimentico che il Thriller ha subito e in parte ancora subisce un analogo pre-giudizio.


L’unica rimostranza che mi sento davvero di fare, è che una volta il biglietto per scuole e insegnanti era decisamente ridotto, alla portata di tutti.

Nei primi anni era addirittura gratuito, ma questo, lo so, è chiedere troppo, anche se… anche se…

Però a un ridotto serio per le scuole ci si potrebbe pensare e anche a una miglior organizzazione dei gabinetti. 🙂


Rimangono i due argomenti più politici: costo dei libri e utilizzo del cartaceo con conseguente danno ambientale.
Sul primo, posso solo dire che è vero e che i tanti politici – specie se sono Ministri alla Cultura – che negli anni sono intervenuti per fare le loro comparsate al Salone, potrebbero pensare a un serio sostegno all’editoria, copiandolo – è uno di quei casi in cui copiare si può, anzi è auspicabile – dagli altri paesi europei e che si potrebbe pensare un po’ meglio alla filiera del libro.

Non è possibile che editori e autori incassino così poco da ogni copia venduta e che tanto incassino i distributori.

E’ illogico, è una storia simile a quella della benzina, si tratta di uno dei malesseri cronici del nostro Paese sul quale, a quanto pare, nessun governo riesce davvero a intervenire.

O non vuole.


Sul secondo… gli ambientalisti hanno ragione, ogni libro sono alberi.
Ma non si può leggere solo in digitale.

No, proprio non si può: è cosa diversa.

Il libro cartaceo non è affatto morto e non è uno strumento obsoleto.

Il supporto elettronico è utile, lo utilizzo anch’io per tanti motivi.


Vi svelo un segreto: contrariamente a quanto si può immaginare, i lettori anziani sono quelli che utilizzano il supporto elettronico con maggior frequenza: si vede meglio e pesa meno.

Dai 50 in giù, il digitale viene usato per le anteprime, per vedere se poi il testo piace davvero e in tal caso – dal momento che i libri costano troppo – solo in tal caso, acquistano il cartaceo.

Insomma, il lettore predilige il cartaceo, a parte quelli che hanno problemi di vista e di cervicale.

E ci credo!

Io stessa, quando amo un romanzo e mi ci abbandono, oppure quando leggo un saggio interessante e ritengo di volermelo studiare ACQUISTO IL CARTACEO.

Per finire, ho letto critiche anche sulle centinaia di ragazzi seduti sulle scalinate che mangiavano il loro cibo portato da casa.

A parte il fatto che, dopo la prima giornata, ho fatto la stessa cosa pure io. Mi sono mescolata a loro, insieme agli espositori e alle donne e agli uomini che infaticabili pulivano in continuazione ciò che noi mandrie lasciavamo in giro, dalle cicche alle cartacce, ai bicchieri ecc.

Che fastidio vi danno?

Ma possibile che qualcuno riesca a prendersela anche con loro?

È bellissimo vedere tutta quella gioventù. Per altro pagante e certamente con sacrificio, visti i tempi e che non tutti abbiamo la Lamborghini in garage. Men che meno i giovani.

Grazie a dio, loro ci sono, leggono e partecipano.

Portarsi il cibo da casa, senza consumare in loco, è un’ottima forma di protesta silenziosa e civile ai prezzi alti.

Più persone lo faranno e più gli esercenti abbasseranno i prezzi o si accontenteranno dei pochi clienti.

CONCLUSIONE: una fiera è una fiera e non un salotto imparruccato.

Se le persone partecipano in massa, sempre ci saranno delle criticità.

Il Salone è un’occasione per tutti e in particolare per noi torinesi: non è proprio il caso di farci portare via pure questo!

 

 

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