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Paola Grandis

Un fiore del fango

di Daniele Tenzon

Un fiore nel fango di Daniele Tenzon, pubblicato da Pathos Edizioni, è uno di quei romanzi che t’incanta e t’incatena sin dalle prime pagine.

Inizia con la riunione della famiglia Harrison il 24 dicembre 2015 a Chicago ma, dopo poche pagine, per una di quelle magie che i libri sanno fare, il lettore si ritroverà nella stessa città, più di ottant’anni prima.

La Chicago degli anni Trenta era una città assai diversa da quella nella quale la famiglia Harrison sta per festeggiare il Natale.

Da questo momento in poi, chi legge, inizierà  a seguire le vicende e le (dis)avventure di Alexander Harrison, un bambino traumatizzato per l’abbandono della madre e per l’essere rimasto solo in casa sino all’intervento dei servizi sociali. 

A causa dello shock, Alex ha perso l’uso della parola e pertanto verrà internato nell’Orfanatrofio di  Santa Caterina che é un ricovero per bambini sordomuti e che – negli Stati Uniti della Grande Depressione generata dalla crisi economica del 1929 – si dibatte tra mille difficoltà economiche e non solo.

La ragazza che osservate in copertina non è la madre di Alex, come si potrebbe pensare in un primo momento, ma è Mary, una giovane donna che – insieme ai genitori adottivi, gli Harrison,  sarà fondamentale per il percorso di recupero di Alex.

Mary è l’angelo che si sporcherà le mani per aiutare Alex e non solo.

Ma adesso facciamo un balzo nel tempo e ritorniamo alla sera del 24 dicembre con la quale si apre il romanzo.

Quella sera Alexander, l’ormai novantenne patriarca della numerosa famiglia Harrison,  per una serie di motivi che non vi dirò – vi piacerebbe, vero? E invece no, perché dovrete scoprirli da soli leggendo il libro – ritroverà in cantina alcuni oggetti che aveva cancellato dalla sua memoria perché costituivano un bagaglio troppo doloroso da portarsi dietro.

Compresa la fotografia di lui insieme a Mary.

Negli anni, Alexander si è costruito un soddisfacente benessere economico e insieme alla moglie si è creato una splendida famiglia, con figli, nuore, generi, nipoti e bisnipoti.

Ma durante quella vigilia di Natale, il passato è tornato a chiedergli il conto e Alex sa che quella è l’ultima occasione per informare la famiglia sulle  sue autentiche radici e per rendere giustizia a Mary.

La reazione della discendenza Harrison, come potrete immaginare, è di profondo stupore e incredulità: non è facile per i figli accettare all’improvviso che il loro vero cognome non fosse quello che avevano sempre portato e che i loro nonni erano in realtà dei genitori adottivi.

Della trama non vi racconterò altro, ma pian piano Alexander racconterà la sua storia andando anche a rivelare i momenti più scabrosi della sua infanzia. 

La scrittura di Daniele Tenzon, autore di numerosi romanzi, è coinvolgente, ricca di particolari, semplice e accattivante e al tempo stesso colta e puntuale. 

Tenzon è bravissimo nel descrivere ambienti e atmosfere: pagina dopo pagina vi sembrerà sia di essere presenti a quella notte di Natale sia di trovarvi nella Chicago disperata negli anni durissimi della Depressione.

E’ evidente lo sforzo di documenta storica che l’autore ha compiuto, senza che tuttavia venga mai meno la sua prosa delicata e , in alcuni capitoli, quasi lirica.

Sono certa che questo libro vi catturerà anche per la sua delicatezza nel trattare i temi della disabilità, della povertà e della diversità.

Buona lettura!

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