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Paola Grandis

La malinconia del tartufo

di Orso Tosco

Conoscete il commissario Gualtiero Bova, meglio noto come il Pinguino?

Se sì, sarete felici di leggere questo terzo capitolo delle serie scritta da Orso Tosco.

Se no, è ora di rimediare.

Perché?

I motivi sono molteplici.

Intanto Pinguino è un soprannome che gli deriva dalla sua goffaggine e al tempo stesso dal suo amore per le nuotate.

Gualtiero Bova è ligure, ma è stato trasferito nelle Langhe e non si è trattato esattamente di una promozione. Non potendo più immergersi nel mare con la frequenza di prima, il nostro commissario si immerge e nuota nei fiumi, vestito da sub.

Ma tutto questo lo scoprirete leggendo.

Veniamo al libro: La malinconia del tartufo, edito da Nero Rizzoli.

Titti Sbrana è un anziano pittore, noto per la sua protervia.

È malato, ha più di novant’anni e ha prenotato il proprio suicidio assistito di lì a un mese, eppure viene ucciso. Anche con una notevole ferocia.

Al di là dell’indagine, sin dalla prima pagina lo scrittore Orso Tosco vi strapperà un sorriso: la figura del poliziotto Gioacchino Listeddu – corto di comprendonio e tuttavia accolto nel Corpo di Stato con “magnanimità” e la reazione della sua mamma, Rolanda, che prova (cito testuale dal romanzo) “paura fottuta e maledetta nell’immaginare il suo figlio più tocco dotato di pistola” – è una di quelle che vi resteranno nel cervello.

Con Listeddu abbiamo fatto conoscenza di uno dei tre collaboratori del Pinguino.

Carla Telesca sarà la seconda che incontreremo, la poliziotta costretta dal proprio senso del dovere a fare da badante a Listeddu e a rimediare ai disastri compiuti da quest’ultimo.

Infine, conoscerete Cristiano Raviola, il vice di Bova: Orso Tosco in questo terzo romanzo lo descrive così: “Con il suo gilet Moncler rosso Ferrari e i gel per capelli al sapor di fragole … Raviola non è venuto al mondo per lavorare: è venuto al mondo per amare.”

«Ah … beh …» penserete voi a questo punto, «si tratta di un cozy crime

Proprio no.

L’indagine che si sviluppa attorno alla figura e all’omicidio di Titti Sbrana ci immerge in una vicenda torbida, in una setta politicamente inquietante e spietata e, dopo questi disvelamenti, sulla trama mi taccio.

      Alcune considerazioni, dopo aver letto tutti e tre i romanzi.

È facile per noi lettori immedesimarci nel commissario Bova: è meditativo e geniale  senza essere presuntuoso, eppure … è goffo e fatica a stare al mondo, nutre un sentimento complesso di amore e d’insofferenza per la madre, è tragicamente innamorato e fedele a una donna che non lo ha voluto e che ormai è diventata un ologramma di sé stessa.

Insomma, il Pinguino lo sentiamo famigliare perché è un uomo colmo di contrasti.

Come tutti noi.

La vicenda narrata ci trascina nel gioco sottile che vede il lettore, appassionato di crime, sfidare l’autore (e viceversa, com’è ovvio) nel tentare di arrivare per primo alla soluzione, ma ci coinvolge in modo più profondo perché quanto accade nelle Langhe è lo specchio del nostro Paese, costituito di bellezza e di crudeltà e il termine malinconia, alla fine resta il più azzeccato per descrivere ciò che proviamo quando giungiamo al termine di questa lettura.

Una malinconia non sterile che ci induce a diverse riflessioni, perché i crime di Orso Tosco, pur strappandoci qualche sorriso ed emozionandoci nella ricerca della soluzione, fanno nascere ragionamenti.

Le Langhe e Clavesana, dove opera il Pinguino, sono il palcoscenico e la metafora potente di tutto questo: un luogo di cieli azzurri e di nebbie, di buon cibo e di perdizione, un luogo che ci parla di luce e di ombre. Ovvero di contrasti.

Come accade per la maggior parte delle nostre vite.

Se vi siete persi i precedenti, ecco altri suggerimenti per leggerli in ordine cronologico:

  • L’ultimo Pinguino delle Langhe, con il quale l’Autore ha vinto il Premio Scerbanenco nel 2024.
  • La controra del Barolo, pubblicato nel 2025, nel quale la Provincia Granda diventa il teatro di oscure vicende e di riti oscuri e misteriosi.

Per chi ama il noir più che la tensione, le indagini e i personaggi del commissario Bova sono imperdibili: dietro alla apparente pacatezza del Pinguino si cela la sua determinazione nello smascherare la crudeltà umana.

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