TORINO CITY BLUES
di Marco Martini
Torino city blues è un testo narrativo costituito da tre racconti.
Tutti sono ambientati negli anni Novanta, quando Torino non era più la città della Fiat – il polmone industriale d’Italia – e non era ancora diventata il polo d’attrazione culturale e turistico che è oggi.
Marco Martini, attraverso le sue storie e i suoi personaggi, ci racconta di una città in crisi. Una metropoli che per oltre un decennio si è ritrovata in una situazione di transizione, in cerca de una nuova identità.
Una città Blues, ovvero melanconica.
Al centro dei racconti, lo scrittore pone dei personaggi irrisolti che quando provano a raddrizzare le loro vite e a darsi un’identità che a loro pare migliore, finiscono con lo smarrirsi e … questo non ve lo racconto: dovrete scoprirlo da soli leggendo quest’opera struggente.
Nel primo racconto conosciamo Gigi, suo fratello Alessandro e Alì, un cittadino non comunitario. Tutti e tre, insieme ad altri ragazzi disillusi come loro, ruotano attorno a uno dei locali giovanili più noti della Torino di quegli anni: l’Hiroshima mon amour.
Gigi è diplomato ma non trova lavoro.
E’ arrabbiato perché il suo diploma tecnico lo destina a un futuro di disoccupato e solo l’idea di essere un esempio per il fratello minore Alessandro lo spinge a cercare di cambiare il corso del proprio destino.
Per questo motivo si offrirà di spalare la neve durante una delle nevicate più copiose avvenute in città in quegli anni: un lavoro manuale e umile che compirà a fianco di Alì. Un lavoro che tuttavia gli restituirà la dignità e il coraggio di smettere di piangersi addosso.
Il secondo racconto ruota attorno all’amore che sembra sbocciare tre una giovane coppia di studenti universitari: Laura e Massimo.
I due vivono un rapporto non facile, perché Massimo è un giovane opportunista e pragmatico mentre Laura è una giovane studentessa determinata e idealista.
Anche in questo caso, la Torino che fa da sfondo alle loro vicende, è una città grigia e violenta.
Il terzo racconto invece è imperniato sulle disavventure – lavorative in questo caso, come nel primo racconto – di un giovane dentista, Giancarlo, che ha investito tutti i suoi averi per aprire uno studio che non riesce a decollare, esattamente come il suo rapporto con Paola, la compagna di università che lo ha lasciato.
In tutte le tre storie, la città narrata dallo scrittore è una città triste, cupa e tragica.
Lo stile e la prosa di Martini, costituiti da termini ed espressioni quasi liriche quando si tratta di narrare lo stato d’animo dei protagonisti intervallate dallo slang giovanile in uso in quegli anni, ci riportano di continuo ad città ferita che aveva appena superato gli anni di piombo e che non aveva ancora scoperto la sua nuova vocazione.
Allo stesso modo dei personaggi costruiti dallo scrittore che non riescono mai a trovare la propria collocazione, che si tratti di un ravvedimento o di un amore.
Da leggere all’imbrunire, ascoltando qualche brano di Muddy Waters, Ray Charles e, perché no, di Zucchero.