Paola Grandis

Gino va alla guerra

di Rinaldo Milani

Gino va alla guerra di Rolando Milani è un libro prezioso, specie di questi tempi.

Lo è perché attraverso le vicende giovanili di Guerrino MilaniGino per amici e famigliari – questo romanzo racconta a chi non l’ha vissuta, che cosa davvero sia una guerra.

Cosa significhi vivere in un regime e anche come si corteggiava una ragazza, quando le lettere venivano ancora scritte con inchiostro e pennino.

Quando anche tra marito, moglie e figli, ci si dava del Voi.

Leggete questo libro perché vi è narrata anche una bellissima storia d’amore e si parla soprattutto di giovani.

Senza toni apocalittici o politici, le vicende di Gino sono raccontate dal figlio, nella loro semplice essenzialità quotidiana.

Rolando (Rolly) Milani, con la figlia Chantal che ne ha redatto la Prefazione e che cura la promozione del libro – Chantal Milani è una nota Antropologa, Odontologa Forense e Criminalista, il cui sito Instagram vi invito a seguire, se come me siete appassionati di questi argomenti –  hanno deciso di scrivere e pubblicare questo romanzo biografico non solo come tributo nei confronti di Gino e della donna della sua vita, Liliana Ceccarelli, ma soprattutto pensando ai giovani di oggi.

Più volte quest’opera mi ha fatto pensare a Una questione privata, il libro sulla guerra e sulla Resistenza che più ho amato di Fenoglio. Sull’argomento, è stato anche il romanzo che i miei studenti hanno maggiormente amato perché – come Gino va alla guerra – raccontava di giovani ai giovani.

Il nostro personaggio – che poi personaggio non è, trattandosi di una biografia – vive con semplicità e talvolta con sano fatalismo le vicende belliche che lo coinvolgono.

Nel 1938, Gino parte per la Leva e solo grazie alla sua sagacia e a un po’ di fortuna, riesce a evitare di essere inviato in Spagna, con la Regia Aviazione che andava a supportare Franco.

Cerca di non partire, non per scelta politica ma perché di quei tempi sopravvivere era l’imperativo più importante e il nostro fotografo militare comprende subito che quella può essere una missione rischiosa.

Non voglio raccontarvi altro della trama, ma vorrei sottolineare qua alcuni tópoi interni alla vicenda.

Il Bar del Centro, per esempio, è un piccolo gioiello di umanità varia che ci aiuta a comprendere quegli anni più di un manuale di Storia: c’è il filosofo che finirà col prendersi le botte e col dover tracannare l’olio di ricino; ci sono i due corvi neri, seduti in un tavolo d’angolo che spiano tutti e appena se ne vanno dall’osteria, l’intero bar si rilassa. Lì impariamo a conoscere anche i compaesani di Gino.

Gino si muove con simpatia e buon senso tra tutto questo, cercando di mantenersi vivo.

Non è un opportunista o un codardo, lo comprenderemo leggendo.

E’ un giovane uomo che desidera solo vivere la sua vita senza nuocere a nessuno.

La descrizione degli aeroplani – sui quali Gino volava come fotografo – e della bussola, la parte dell’aereo dov’era costretto a entrare per scattare le fotografie, è un altra preziosa testimonianza letteraria e storica.

Altre pagine che mi hanno colpita, sono quelle che raccontano il bombardamento inglese della Parrocchia di Madonna di Campagna e la morte delle persone rimaste sotto le macerie. Si erano rifugiate in chiesa,  confidando nella protezione divina.

Tra queste, una bimba che Gino aveva notato e che, spaventata, mentre le bombe cadevano, si stringeva al suo pupazzo di pezza.

Gino – che in quel frangente stava svolgendo una missione pericolosa che non vi racconto perché dovete leggerla – si salverà, ancora una volta, perché il suo istinto gli suggerisce che, piuttosto che restarsene lì al chiuso e impotente sia meglio uscire e – se proprio è destino – morire all’aperto.

Leggendo queste pagine, ho risentito riecheggiare la voce di mio padre, quando raccontava a noi figlie del condominio bombardato in corso Regina Margherita.

Le urla delle persone rimaste sotto le macerie riecheggiarono per giorni lungo il corso, senza che nessuno potesse fare nulla.

Gino ci racconta un’Italia povera e affamata.

I libri di Storia ci dicono che gli alti gradi dell’Esercito italiano sconsigliarono sino all’ultimo di entrare in guerra,  ma Mussolini non li ascoltò.

Se c’è una lezione da trarre da questo libro è proprio il male che la guerra fa ai civili e alle comunità coinvolte. Oltre alla violenta coercizione che viene esercitata sui cittadini.

Mio padre, sfollato da Torino a Susa, a sedici anni dovette scegliere se saltare dalla finestra della scuola elementare – dove i tedeschi avevano radunato la popolazione maschile susina – e salire in montagna con i partigiani oppure partire per il fronte con i tedeschi.

Papà riuscì a saltare grazie all’intervento del fidanzatino fascista di sua sorella, mia zia, che insieme a lui lasciò fuggire altri cinque o sei ragazzi.

Questo è lo stato di un paese, durante una guerra.

La verità è una gran puttana che sta sempre dalla parte del più forte. Le cose non sono mai vere e non sono mai false. Sono vere se conviene e sono false se conviene. La verità sta dalla parte di chi la paga meglio – riflette Gino Milani, in un momento cruciale della storia e della Storia, a ridosso dell’otto settembre.

Gli storici dissentono perché, con il tempo, le nebbie della propaganda si diradano.

Ma chi la guerra la vive, comprende in fretta che diffidare può aiutare a sopravvivere e che la famiglia resta l’unico rifugio dalla tempesta che imperversa e ti flagella.

In quelli che saranno gli anni più duri e dolorosi della guerra, quelli che seguono il cosiddetto (perché tecnicamente fu una Resa) Armistizio del 1943,  Gino incontrerà l’amore della sua vita, Liliana e insieme questi due giovani costruiranno il loro futuro con coraggio e tenacia.

Anche queste sono belle pagine.

Avrete compreso, a questo punto, perché Gino parla direttamente a noi e soprattutto ai giovani di oggi.

Non insegno più, altrimenti leggerei il libro in classe e, dopo, inviterei Chantal Milani – la nipote di Gino – per discuterne con lei e con gli allievi.

Spero che qualcuno, ancora in servizio – parola desueta, lo so, ma che continuo a prediligere riferendomi all’insegnamentolo faccia.

Non perdetevelo, vi appassionerà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *