La pietra che non doveva parlare
di Marcella Nardi
Siamo a Carcassonne, nel 1290.
Un operaio, che oggi definiremmo specializzato, Etienne Roussel, cade dalle imponenti mura che proteggono la città mentre sta lavorando da solo in un punto piuttosto pericoloso.
Ricordatevi il da solo, perché sarà uno degli elementi dell’indagine.
Dalla morte di Etienne prende l’avvio questo avvincente giallo storico di Marcella Nardi, frutto di accurate e lunghe ricerche e della sua suggestiva scrittura che, mentre la storia procede, ti avvolge e ti guida verso l’epilogo.
Un romanzo diverso rispetto a quelli ai quali la scrittrice ci ha abituati.
Non solo per l’ambientazione – Nardi ha scritto altri due romanzi storici: Joshua e la Confraternita dell’Arca e La maledizione di Bashaar, anch’essi frutto di anni di studi e di ricerche da parte di questa scrittrice di crime, appassionata ed esperta di storia medievale – ma soprattutto per la trama: qua le dinamiche dell’investigazione sono il fulcro della vicenda, oltre all’accurata ricostruzione storica.
Frère Amaury, monaco benedettino e archivista dell’Abbazia di Notre-Dame di Carcassonne, dopo un sopralluogo nel punto nel quale é caduto il muratore e scalpellino Etienne, non è convinto del risultato a cui giungono le autorità e intraprende una personale indagine, comprendendo da subito che potrebbe finire con lo scontrarsi sia con le autorità dell’Abbazia che con quelle civili.
Leggendo, ci immergiamo in un mondo perduto che la scrittrice rievoca e riporta in vita con maestria: le dinamiche alla gestione della città e della comunità benedettina sono ricostruite con abilità, cura e studio e più si procede con la lettura, più si viene colti da un fremito per il desiderio di comprendere come si siano davvero svolti i fatti.
Perché sempre di crime si tratta e dunque i fatti e le prove sono importanti.
Almeno, per me, è stato così e ritengo che questo procedere quasi scientifico e insieme narrativo sia una delle principali qualità che chi scrive noir deve possedere.
Frère Amaury non ha nulla da invidiare ai grandi investigatori più vicini a noi nel tempo: è un personaggio complesso che sa muoversi sia all’interno della comunità religiosa che in mezzo al popolo e alle principali autorità civili ma che soprattutto sa consultare e leggere gli archivi.
Non so se fosse nelle intenzioni della scrittrice – che talvolta narrando, dalla nostra mente o penna o tastiera, emergono personaggi, luoghi e storie che in un primo tempo non avevamo previsto – ma certamente l’archivio di Notre-Dame di Carcassonne, insieme alle piazze, alle vie popolatissime e alla comunità degli scalpellini, è uno dei protagonisti del romanzo.
Un ruolo importante, come emerge anche dal titolo, lo hanno le mura, o meglio le pietre che costituiscono queste ultime: pietre che parlano e che non dovrebbero, almeno secondo alcuni personaggi.
Anche questo mondo qua, quello dei muratori e degli scalpellini che con le pietre lavorano e vivono, viene descritto da Marcella Nardi con parole vivide: il parallelo – per via dell’Abbazia e del frate detective – con il Nome della Rosa viene facile, ma a me questo romanzo ha patto pensare a un altro bestseller mondiale: i Pilastri della Terra di Ken Follett.
Non per la trama ma per il ruolo che nella vicenda e nella società di quel tempo hanno avuto i manovali che lavoravano con la pietra.
Il romanzo è preceduto da un Dramatis personae, da una ricca introduzione storica su Carcassonne, da una dettagliata presentazione del personaggio principale che condurrà la sua indagine parallela e da un Prologo: la funzione di queste pagine è quella di aiutare il lettore a orientarsi e a calarsi con maggior facilità nel periodo storico ricostruito dalla scrittrice.
Un bellissimo cozy mistery che ci fa volare in un tempo e in un mondo lontano, assolutamente da leggere!